HANNAH ARENDT: PER AMORE DEL MONDO

Il 19 marzo, nel quadro della giornata internazionale della donna, la sezione di Verona dell'ADEI ha proposto a un pubblico numeroso ed eterogeneo un'interessante presentazione della figura di Hannah Arendt ad opera di Ilaria Possenti, docente di Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche all'Università di Verona. Ilaria Possenti, che fa anche parte del Centro studi politici Hannah Arendt, ha iniziato col definire Arendt una “apolide del pensiero”. Infatti la filosofa ebrea tedesca rifiutò sempre ogni dogma ed ogni schema prestabilito che la imprigionasse in una staticità della riflessione. Allo stesso modo Arendt considerava inadeguata ogni definizione dell'individuo basata sull'identità e sull'appartenenza, schema che, in chiave attualistica, può portare solo alla contrapposizione dello “scontro tra civiltà”.  Questo per il suo “amore del mondo”, dal titolo della sua biografia, ovvero per il suo desiderio di rapportarsi ad ogni aspetto della realtà senza alcun pregiudizio che possa limitare questa esperienza. Anche la propria appartenenza alla religione e alla cultura ebraica viene considerata da Hannah Arendt come un elemento della propria sfera privata, che per lei è nettamente separata dalla sfera pubblica delle relazioni nella società. Solo in seguito alla persecuzione che subisce in quanto ebrea tedesca e che la porta a fuggire prima in Francia e poi negli Stati Uniti, maturerà la decisione di affermare il proprio ebraismo, ma come gesto prettamente politico, legato a quel preciso momento storico e a quel vissuto. Negli Stati Uniti si sentì accolta calorosamente dalla comunità intellettuale dell'epoca e contribuì in modo fondamentale al dibattito culturale, schierandosi ad esempio contro la guerra in Vietnam. Rispetto alla battaglia del femminismo statunitense Arendt occupa una posizione  peculiare, non condividendo le rivendicazioni assimilazioniste basate semplicemente sull'emancipazione. La parola chiave del pensiero arendtiano infatti è pluralità, che sola può permettere l'espressione dell'individuo nel suo partecipare alla vita associata. Riprendendo la famosa affermazione di Aristotele secondo la quale l'uomo è un “animale politico”, la pensatrice sottolinea l'importanza dell'agire politico nella vita dell'uomo, e quindi anche la centralità che questo tema deve assumere all'interno della riflessione filosofica. Ma Arendt pensa la cittadinanza come totalmente priva di qualunque forma di identità acritica: i cittadini all'interno della democrazia non devono pensarsi uguali come identici gli uni agli altri, perché in questo modo verrebbe a morire quella ricchezza che è nella pluralità. Al contrario devono pensarsi come differenti singolarità all'interno di un medesimo “mondo comune”: solo in questo modo infatti si può esaltare l'immensità degli infiniti toni e colori che nascono dalla pluralità di relazioni tra i diversi uomini riuniti nella medesima comunità.

Ruben Medici
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